Buon 25 aprile a chi resiste perché esiste

Buon 25 aprile a chi resiste perché esiste.

Buon 25 aprile ai braccianti dell’Agro Pontino provenienti dal Punjab, dal Pakistan e da tanti altri luoghi del mondo e che sono finiti nelle maglie del caporalato.

Buon 25 aprile ai migranti che cercano di attraversare il mare e che sono schiacciati da stati che li lasciano morire tra le onde di un Mediterraneo che non dà scampo, li respingono e li rinchiudono nei campi di concentramento libici, pagati profumatamente dai nostri governi ai trafficanti di esseri umani.

Buon 25 aprile alle coraggiose lavoratrici e ai coraggiosi lavoratori e volontarie e volontari delle ONG, che in quel mare lavorano alacremente per salvare più persone possibile.

Buon 25 aprile a chi nasce con il passaporto sbagliato e che è costretto ad attraversare a piedi, con scarpe rotte, o senza scarpe, tratti infiniti di mondo, rischiando la propria vita; tratti che chi ha il passaporto giusto può sorvolare in una manciata di ore.

Buon 25 aprile a chi vive nelle zone di sacrificio, immolati sull’altare del profitto, la cui vita vale meno di qualche punto percentuale di crescita alla fine del trimestre di una multinazionale chimica o estrattiva.

Buon 25 aprile alle vedove di Bhopal, che pur tra le sofferenze fisiche dovute alle conseguenze permanenti dell’esposizione a un gas mortale, da quarant’anni non si piegano davanti ai colossi multinazionali e lottano per ottenere giustizia e dignità.

Buon 25 aprile alle popolazioni Adivasi, le popolazioni tribali dell’India, immolate anche loro sull’altare della “modernità” e che vedono il proprio territorio distrutto, le proprie foreste abbattute, la propria cultura erosa, assassinate e trattate come trofei per estrarre carbone nelle aree più remote del paese, lontano dagli occhi e lontano dal cuore.

Buon 25 aprile alle donne vittime del patriarcato, ovunque nel mondo.

Buon 25 aprile a Gele, una giovane ragazza afgana che ha visto i propri sogni di sportiva professionista scivolare via inesorabilmente, mentre tentava di stringerli tra i suoi guantoni da boxe, compagni di vita, oggi stigmatizzata anche dalla propria famiglia, perché tentare il suicidio è motivo di disonore.

Buon 25 aprile a Zahra, che avrebbe voluto laurearsi, il cui futuro è stato scippato da un esercito di assassini bigotti che ha preso il controllo della sua terra e della sua vita.

Buon 25 aprile ad Alina, scappata dall’Afghanistan in Pakistan, perché non c’è spazio per una donna transgender in un paese dominato dai Talebani.

Buon 25 aprile a Nazish e Mahi, perché anche in Pakistan essere una donna transgender significa esporsi alla violenza quotidiana, ma essere se stesse vale più di tutte le botte e le minacce subite.

Buon 25 aprile a Yumna, di 14 anni, figlia di Alaa, che soffre di una malattia cronica intestinale che le ha già portato via una sorella e che affligge anche suo fratello Yazan, e che sopravvive da un anno e mezzo sotto le bombe a Gaza.

Buon 25 aprile a tutto il popolo di Gaza, a cui viene anche negata la dignità di chiamare il proprio supplizio con il proprio nome, “genocidio”: non c’è altra parola per definire un bombardamento senza soluzione di continuità da oltre un anno e mezzo su un minuscolo angolo di terra dove non esiste via di fuga.

Buon 25 aprile alle giornaliste e ai giornalisti di Gaza che continuano a testimoniare il proprio stesso genocidio, mentre cadono un* dopo l’altr* nel silenzio assordante della politica e del giornalismo occidentale.

Buon 25 aprile a tutto il personale medico di Gaza, alle volontarie e ai volontari delle ONG, alle lavoratrici e ai lavoratori dell’UNRWA, uccisi, vilipesi, umiliati, ma sempre in prima linea.

Buon 25 aprile a Francesca Albanese, un esempio di indissolubile rettitudine, coraggio, coerenza e, ancora una volta, di resistenza, tanto raro quanto prezioso.

Buon 25 aprile ai ragazzi che lottano per la Giustizia Climatica, per la fine del patriarcato, del colonialismo e dell’imperialismo, perché tutte le lotte sono interconnesse, trasversali, intersezionali.

Buon 25 aprile a tutti noi, perché la lotta partigiana non è stato il punto di arrivo, ma quello di partenza.

Buon 25 aprile a chi resiste perché esiste.

Ora e sempre, Resistenza!

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