Gaza - Casa distrutta di Maysaa

Abbiamo bisogno di educazione all’amore universale

Da qui ricevo notizie preoccupanti di quanto sta avvenendo su tanti fronti. Non amo il lessico bellico, ma forse “fronti” è davvero la parola più adatta per i tempi che temo ci aspetteranno.

In Palestina Netanyahu ha deciso ancora una volta che può scavalcare qualunque accordo e diritto umano. Gli attacchi a Gaza, mai del tutto sospesi, anche durante il cessate il fuoco, si sono replicati in Cisgiordania. Ormai è notizia di almeno due o tre settimane fa, che gli sfollati in Cisgiordania, in fuga dai campi profughi attaccati senza alcun riserbo da parte dell’esercito israeliano, sarebbero almeno 40.000. Le persone uccise in Cisgiordania, poi, a partire dal 7 ottobre 2023, fino al 21 febbraio 2025, sarebbero 887. Solo nel 2025 Israele ha ucciso 81 paletinesi, tra cui 17 bambini.

Da Gaza Maysaa, Alaa e Dina mi scrivono che la situazione non è migliorata. Dopo mesi in tende fatiscenti che non sono state in grado di proteggerle dal freddo, dalle piogge o dal calore estivo, sono tornate a visitare le proprie case, per vedere cosa ne è rimasto. Solo un ammasso di macerie, palazzi sventrati e sogni demoliti. Il video che mi ha mandato Maysaa e che vi allego fa accapponare la pelle e stringere il cuore.

Intanto, nonostante l’ingresso degli aiuti nelle scorse settimane, i prezzi dei beni di prima necessità rimangono altissimi.

Durante settimane in cui sono stato in Italia, dopo avere tentato nei mesi scorsi con l’OMS, ho provato a mettermi in contatto con attivisti, ONG, organizzazioni, ospedali, financo la Farnesina, ecc… per tentare di trovare un modo per fare evacuare almeno le persone che necessitano di riprendere le cure. Purtroppo, per ora senza successo.

Per cercare di differenziare le fonti della raccolta fondi ho preparato delle locandine che ho affisso o chiesto di affiggere in alcuni locali e centri sociali di Milano, Roma e Pavia. Ve le condivido, qualora vogliate anche voi stamparne qualche copia in A3 (io ho pagato 80 centesimi a copia) e affiggerli in qualche locale che conoscete.

Vi ringrazio per l’aiuto che fino ad ora avete dato a queste famiglie e rinnovo l’invito a continuare a diffondere la campagna. Ad oggi sono stati raccolti quasi 20.000 € che comprendono 4.640 € raccolti prima dell’apertura delle campagne e 14.695 € con la campagna GoFundMe.

Di seguito, al solito, vi lascio il link.
Help four families escape from Gaza and cure their children

Ho parlato anche di altri “fronti”, perché le notizie che arrivano da più parti del mondo, ma anche da casa nostra, sono allarmanti.

In Siria, dopo l’euforia collettiva per la caduta di Assad, arrivano nuove notizie di violenze da parte delle forze governative. Solo negli ultimi due giorni sarebbero stati uccisi almeno 300 siriani di religione Alawita, da parte delle forze “ribelli”, mentre Al Jolani, dopo essersi fatto garante della sicurezza di tutti, a prescindere dalla religione o dall’etnia, sta lasciano che i suoi soldati facciano una carneficina.

Preoccupante, però, in questi giorni, sono anche le reazioni dell’Europa al disimpegno di Trump in Ucraina. Da tutti i lati si sta richiamando una corsa agli armamenti preoccupante. Chi parla di alzare le spese militari, chi di riformare gli eserciti europei. Chi si chiede dove siano i giovani pronti a uccidere e morire per la patria. Chi dice “si vis pacem, para bellum”. Tutti spaventati dalla minaccia russa, ma soprattutto, dal cambio di passo degli Stati Uniti di Trump. Tutti impegnati a cercare di non fare brutta figura, dopo avere promesso una vittoria schiacciante in Ucraina contro la Russia, tutti pronti, consapevoli o meno, ad arricchire le tasche dei costruttori di morte. Lungi da me ergermi a esperto di geopolitica, ma una serie di quesiti e osservazioni credo di poterli sollevare:

  1. L’Europa era nata, anche se come unità economica, anche per garantire la pace tra gli Stati membri. In passato la corsa agli armamenti è stata una delle precondizioni della Prima Guerra Mondiale, proprio tra potenze che, a quel tempo, si pensava non si sarebbero messe a fare la guerra tra loro. Oggi, con l’avanzare delle destre estreme e con la repressione del dissenso cui stiamo sistematicamente assistendo, richiamare la corsa agli armamenti rievoca scenari che sinceramente si sperava di non vedere più.

  2. L’Europa sarebbe potuta essere un baluardo dei diritti umani, dei diritti civili, della pace tra i popoli, un’avanguardia per la lotta al Cambiamento Climatico, un modello da seguire per l’educazione, la sanità. Ma sembra che non sia mai riuscita a smarcarsi del tutto da un modello ideologico basato sulla supremazia bianca, sul colonialismo e sulla prontezza di riflessi per una nuova corsa agli armamenti.
    D’altra parte non siamo mai riusciti a liberarci delle basi militari statunitensi, delle bombe atomiche (comprese quelle USA su territorio italiano), dell’interventismo nei teatri di guerra fuori dall’Europa per la famosa “Guerra al Terrorismo”, giustificata ad arte con menzogne, come la famosa fialetta di Colin Powell per dimostrare che Saddam Hussein, un dittatore prodotto degli Stati Uniti, possedesse armi chimiche di distruzione di massa.
    All’interno dei nostri confini, nei decenni, sono riapparse le campagne d’odio nei confronti dei migranti, lasciati morire nel Mare Mediterraneo, nei campi di concentramento libici e nei CPR sotto casa.

  3. Nel campo della lotta al Cambiamento Climatico, lo sviluppo delle risorse rinnovabili, sempre estremamente lenta, non ha esitato un secondo a rallentare, quando si è trattato di sostituire il gas russo.
    Politicamente le ultradestre stanno prendendo piede, soprattutto per una mancanza di partiti e politiche di sinistra in grado di distanziarsi considerevolmente dalle politiche della destra: ricordiamoci, ad esempio che sul tema delle migrazioni, gli accordi con la Libia, in Italia, li fece Marco Minniti quando era ministro del governo Gentiloni, così come anche “il codice di condotta” delle ONG che effettuavano salvataggi in mare, non Matteo Salvini.

  4. Per quel che riguarda la lotta al Cambiamento Climatico e l’uscita dall’epoca fossile, Tiziano Terzani nel suo Lettere contro la guerra (che consiglio di leggere), già 23 anni fa, nel 2002 scriveva che eravamo in ritardo di almeno vent’anni. Forse se fossimo stati in tempo, saremmo riusciti a uscire anche dalle logiche di potere legate al possedimento di risorse fossili. Una delle principali cause di conflitto e prevaricazione sull’altro negli assetti del mondo.
    Anche simbolicamente le risorse fossili hanno qualcosa di machista, muscolare, violento, patriarcale: non a caso le risorse fossili vengono “sfruttate”, il suolo viene trivellato con violenza, poco importa se rimarranno cicatrici incancellabili, si  squarcia il pianeta, lo si fa sanguinare di nero, lo si asfissia: il rapporto con il nostro pianeta, Gaia, non si basa sul rispetto, ma sulla sua disposizione al nostro piacere perverso.
    All’indomani dell’8 marzo uso il suo nome femminile non a caso.

  5. Mentre continuiamo ad associare Putin a Hitler, diventiamo campioni di doppi standard: stiamo lasciando che a Gaza e in Cisgiordania avvengano un genocidio e una pulizia etnica in diretta su tutti i canali social possibili. Il nostro Presidente Mattarella ha accolto, come fosse un mezzo Nobel per la Pace, il presidente israeliano Herzog tra sorrisi e abbracci, lo stesso che firmava le bombe destinate a Gaza. Se Putin è un moderno Hitler, allora Herzog cosa è? Netanyahu cosa è? Gallalnt, Ben Gvir, Smotrich, cosa sono?
    Lo stesso Mattarella, nel discorso di Capodanno è quello che ha menzionato Gaza, solo per dire che “i bambini muoiono di freddo”. Come se fosse il freddo la causa della loro morte, non le bombe, i cecchini e il blocco degli aiuti umanitari. Oltre a essere campioni di doppi standard, siamo anche campioni di salti della morte per evitare di chiamare le cose per quello che sono.

  6. L’Europa ha perso la sua partita, secondo me, quella che l’avrebbe potuta fare diventare una grande potenza, non bellica, non economica, ma di garanzia dei diritti, una potenza dell’accoglienza, della lotta al razzismo (tutto), dell’ambientalismo consapevole, delle politiche per ridurre le diseguaglianze economiche tra le classi sociali più deboli e quelle più ricche, della cooperazione internazionale.
    Invece, a quanto pare, l’Europa ha perso il pelo, ma non il vizio. Il vizio che aveva durante l’epoca coloniale, anticipando con grande zelo la Germania nazista, nei territori africani, indiani, australiani, dell’Asia sudorientale e americani, a nord e sud. Si potrebbe obiettare che l’accostamento è infelice, perché ovviamente non c’erano le camere a gas e i forni crematori e il piano di sterminio, ma la disumanizzazione dell’altro era esattamente la stessa, quella che permise ai colonizzatori bianchi di commettere nefandezze nei confronti dei popoli colonizzati, sterminati e decimati, schiavizzati fino alla morte.
    Anche oggi decidiamo che qualcuno è più umano di qualcun altro, e in fondo in fondo, lo facciamo ancora sulla base del colore della pelle e della religione, del modo di vestire, della lingua, financo dell’odore che esce dalle cucine.
    Mi piacerebbe immaginare che l’Europa, invece di issare più in alto la bandiera blu e a stelle gialle, inaugurando una nuova forma di nazionalismo, issasse quella bianca della pace, quella arcobaleno dei diritti e dell’inclusione. Dovremmo investire in educazione, sanità, ridurre le disuguaglianze sociali, garantire il diritto alla casa, ridisegnare le nostre città da un punto di vista urbanistico per evitare la creazione dei ghetti per i poveri, e allo stesso tempo evitare la gentrificazione, rinforzare gli ammortizzatori sociali, sperimentare nuove forme di democrazia basate sulla partecipazione dal basso, riformare le politiche per l’immigrazione per combattere davvero contro lo sfruttamento delle persone che migrano, rispettando e facendo rispettare i diritti umani, decementificare i territori, ridurre sempre di più la quantità di sostanze chimiche usate nei nostri campi agricoli, investire nella ricerca per l’agricoltura biologica, sinergica, ecologica, investire nella ricerca sulle fonti di energia rinnovabile e, soprattutto, avviare una riforma culturale che scalzi, prima o poi, la nostra schiavitù dal consumismo, la vera fonte di energia rinnovabile esistente, quella basata sul rallentamento e la cessazione dei consumi, sostituiti dall’uso, dalla cura e dall’essenzialità.

Sembra un gran calderone, ma in una realtà fatta di interconnessioni, un ordine che sembra sparso è in realtà fatto di relazioni che non possono essere limitate a “causa effetto”.

Non ci servono le bombe, non ci servono i carri armati, non ci servono le mine antiuomo, i sistemi di controllo basati sull’intelligenza artificiale.

Ci serve una sola cosa l’educazione. Ma non quella finalizzata a renderci dei bravi lavoratori e yes wo-men. Ci serve l’educazione alla poesia, all’arte, alla filosofia, al pensiero critico e, infine, all’amore universale.

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