È già troppo tardi

Nella foto: le macerie di Gaza viste dalla casa di Maysaa a febbraio 2025.

Alcuni giorni fa mi ha scritto Dina. È stata colpita da una scheggia durante un bombardamento ed è stata ricoverata in ospedale, per fortuna sta bene ed è stata dimessa dall’ospedale.

In questi giorni sto cercando di mettermi in contatto con Rawan, cognata di Maysaa e moglie di Abdullah, ucciso meno di un mese fa in un bombardamento su una mensa, per farle arrivare i soldi che avete donato. Ancora grazie a coloro che hanno donato. Ogni centesimo è importante.

Continuate a diffondere la campagna. Rimarrà aperta per tutto il tempo necessario: 
Help four families escape from Gaza and cure their children

Ora Dina e la sua famiglia si trovano a nord, ma non sappiamo cosa succederà nei prossimi giorni, né dove lei e la sua famiglia andranno, visto l’inizio dell’operazione Carri di Gedeone da parte di Israele, che sta facendo oltre 100 morti al giorno, colpendo anche gli ospedali, ormai una pratica completamente normalizzata, e spingerà la popolazione civile a Rafah.
Due milioni di persone, già da prima del 7 ottobre 2023 residenti in una delle aree più densamente popolate del pianeta, saranno spinte a suon di bombardamenti in un fazzoletto di terra ancora più piccolo.

Da oltre due mesi e mezzo non entrano aiuti umanitari a Gaza. Migliaia di bambini e di civili stanno letteralmente morendo di fame. Letteralmente significa esattamente che Israele sta usando la fame come arma di sterminio. I cinque camion entrati nella Striscia qualche giorno fa sono una vile e crudele manovra di distrazione. Uno sberleffo, uno schiaffo in faccia all’ultimo soffio di vita di due milioni di persone in trappola. Ancora più disturbante è il fatto che due di questi camion erano carichi di sudari funebri.

Mi rifiuto di utilizzare la parola guerra per descrivere quello che sta portando avanti Israele da più di un anno e mezzo. Ormai rimangono alcuni ostinati irriducibili a non credere che la parola genocidio possa essere utilizzata per definire quello che accade a Gaza. Ostinati irriducibili che dovranno fare i conti con la storia e la propria coscienza quando un giorno il mondo realizzerà cosa rimarrà di Gaza, della sua popolazione, delle condizioni delle persone. Quando si vedranno i progetti israeliani e statunitensi per la Striscia prendere forma.
Chi continua a guardare a Gaza come una questione di sicurezza di Israele, o continua a minimizzare parlando di “crimini”, come se si trattasse di una situazione sfuggita di mano, si ritroverà irrimediabilmente dalla parte sbagliata della storia

E per quanto si crederà assolto, sarà per sempre coinvolto.

Nel 2022, quando visitai per la prima volta la Palestina, vedendo le inumane condizioni a cui sono sottoposti i palestinesi della Cisgiordania mi convinsi che si dovesse chiamare le cose con il loro nome, con coraggio, apartheid e pulizia etnica, perché, quando si arriva alla sistematica distruzione della popolazione, delle infrastrutture, delle vite, delle dignità, delle umanità, al genocidio è già troppo tardi e non si torna più indietro. 

Ed era già troppo tardi allora

Oggi molti giornalisti, testate, politici, governi stanno iniziando a cambiare registro, iniziano a parlare dei crimini di Israele, non riescono più a trovare modo di giustificare quanto accade.

“Meglio tardi che mai.”

No, in questo caso no. È troppo tardi: troppe vite sono state distrutte per l’avidità di potere di pochi. Chi conosce anche solo l’ABC della questione palestinese e chi ha visto, anche solo per pochi giorni, di persona, cosa accade in Palestina non ha avuto un secondo di esitazione nel trovare le parole giuste per definire cosa accade oggi, nel protestare, nell’opporsi al progetto criminale di Israele. Perché tutto quello che è accaduto fino ad oggi era perfettamente prevedibile. Da oltre un anno e mezzo sappiamo che il piano di Israele era quello di occupare, di espandersi e di deportare la popolazione. Sappiamo dall’inizio che la sconfitta di Hamas non c’entra nulla con il piano reale che ha Israele.

Israele è un progetto coloniale, nato sullo stampo del colonialismo di insediamento che portò allo sterminio dei nativi americani, e l’Europa e gli Stati Uniti ne sono, non solo complici, ma soprattuto i soggetti che hanno contribuito alla sua realizzazione.

Non esiste più spazio in Europa per dirsi portatori di valori alti come i diritti umani. Per quel che mi riguarda non esiste più alcuno spazio, nessuno, per definirsi tali.

Se esiste qualcosa che possiamo fare come cittadini è continuare a supportare la causa palestinese. Chiedere una Palestina libera “dal fiume al mare”. Affondare i governi che stanno ancora difendendo il progetto Israeliano, a cominciare da Italia e Germania, che dimostrano di non avere imparato nulla dalla storia e che solo tre giorni fa hanno votato contro una mozione in Commissione Europea per valutare se Israele abbia violato gli obblighi previsti dall’articolo 2 dell’Accordo di associazione tra Unione europea e Israele.

Esiste un altro gesto importante da fare, ed è boicottare. Le campagne di boicottaggio contro Israele hanno una lunga storia e in questo anno e mezzo di genocidio hanno avuto anche dei risultati importanti in alcune aree del mondo.

Il movimento Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS), si legge dal sito, è un movimento a guida palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Il BDS sostiene il semplice principio che i palestinesi hanno gli stessi diritti del resto dell’umanità.

Vi invito a visitare il sito: https://bdsitalia.org/index.php/la-campagna-bds/campagna-bds

Scaricare l’app boycat: www.boycat.io

E infine a visionare il volantino che vi giro con le campagne di boicottaggio principali:
https://bdsitalia.org/images/PDFs/BDS_volantino_prodotti_03-2025_FRONTE_RETRO.pdf

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