Un cessate il fuoco che cessate il fuoco non è

La famiglia di Alaa, nel giro di poche settimane si è ritrovata un’altra volta al centro della tragedia: ieri mi è arrivato un video di Alaa dove si distingue perfettamente l’incendio di un edificio, colpito da un raid israeliano, vicino a dove risiede la sua famiglia a Gaza. Solo due settimane fa, un altro raid aveva ucciso il cugino di Alaa e ferito gravemente sua sorella, sottoposta a chirurgia senza anestesia per essere salvata e a una trasfusione di sangue dal marito di Alaa.

La figlia di Alaa, Youmna, mi ha scritto da Gaza circa un paio di settimane fa per aggiornarmi sul suo stato: la sua malattia intestinale cronica si sta aggravando, infliggendole sofferenze che si aggiungono a quelle degli stenti provocati dal blocco degli aiuti umanitari causato da Israele. Mi ha chiesto di aiutarla ad evacuare, ma si tratta di una procedura molto complicata, che dipende dalle autorità israeliane, oltre che dalle disponibilità delle autorità e degli ospedali italiani. Inoltre, i casi cronici come quello di Youmna hanno una priorità bassa, vista l’urgenza dei feriti gravi.

Israele sin dall’inizio del cessate il fuoco ha violato il cessate il fuoco decine di volte: secondo quanto riporta Al Jazeera, circa 80. Solo nella giornata di ieri le persone uccise nei raid israeliani sarebbero 97.

Le famiglie di Alaa, Maysaa, Rawan e Dina mi hanno tenuto aggiornato, per quanto possibile nel corso di queste settiamane. I giorni precedenti al cosiddetto accordo di pace, mi hanno raccontato, sono state segnate da un’intensificazione dei bombardamenti, che hanno costretto le famiglie a spostarsi da dove si trovavano, pur in condizioni di enorme difficoltà.

Maysaa e Rawan con le rispettive famiglie hanno viaggiato insieme, ma raggiunto il sud hanno dovuto separarsi, poiché i campi affollati non hanno permesso loro si stare vicine. Maysaa mi ha raccontato di dover pagare un affitto per un appezzamento di terreno nel campo profughi, dove, almeno fino a poche settimane fa, dorme all’addiaccio con la sua famiglia di cinque persone, tra cui tre bambine. L’acquisto di una tenda è infatti troppo costoso: almeno 1000 $.

Rawan, la cognata di Maysaa, vedova di Abdullah, il fratello di Maysaa ucciso alcuni mesi fa, si trova nello stesso campo dove sta Maysaa, insieme alla sua unica figlia, Farah, in condizioni simili.

Le comunicazioni con Maysaa ormai sono difficili e spesso devo aspettare qualche giorno, in apprensione, prima di ricevere una risposta ai messaggi, poiché per avere abbastanza segnale deve camminare a lungo.

Dina e la sua famiglia sono rimasti all’interno delle macerie di un appartamento parzialmente distrutto dai bombardamenti, probabilmente quello che rimane della loro casa, finché era possibile. Pochi giorni prima del cessate il fuoco hanno, però, deciso di scappare da lì, per sfuggire all’intensificazione dei bombardamenti. Non si erano mossi prima a causa delle condizioni fisiche di Mohammed, il figlio ventenne malato di cancro. In base ai racconti di Dina, e ai suoi appelli disperati per chiedermi di trovare il modo di farlo evacuare, le sue condizioni stanno peggiorando inesorabilmente, a causa della privazione di cure a cui è costretto da oltre due anni. Anche loro versano in condizioni economiche disperate e hanno bisogno di comprare una tenda che faccia loro da rifugio e che permetta loro di affrontare l’inverno che sta arrivando.

Rami, il marito di Dina, si trova ancora in Egitto con le due figlie Asia e Fatima, malate e bisognose di cure per il cancro, lo stesso che affligge il fratello maggiore. Rami, da quando è iniziato il genocidio a Gaza, non ha un reddito per mantenere e aiutare la propria famiglia: né quando si trovavano in Cisgiordania, né ora in Egitto è stato in grado di trovare un lavoro.

Non sappiamo ancora cosa succederà ora con le ultime vicissitudini, che molti si ostinano a chiamare “piano di pace”.
Sappiamo però che c’è ancora bisogno del nostro supporto. 

Fundraiser by Claudio Avella : Help four families escape from Gaza and cure their children

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Scroll to Top